Nel Luglio 2021 conducevo le interviste per la mia tesi di laurea, mentre ero in quarantena in una stanza per studenti in una qualche zona di Londra. La finestra si apriva poco, quanto bastava per far entrare l’odore dello smog e il rumore di moto troppo veloci o di musica a tutto volume delle auto di passaggio.

Il contesto mi aveva costretta a condurre il mio fieldwork interamente online. Avevo quindi deciso di rendere le videochiamate più accoglienti e coinvolgenti trasformandola in quella che nello scritto finale avrei definito tea (zoom)room. In poche parole, sia io che i miei partecipanti condividevamo una tazza di tè.

Ero riuscita a procurarmi un gaiwan monoporzione e una serie di tè scelti un po’ a caso sul sito di un tea shop londinese (conoscevo poco all’epoca) e con quelli accompagnavo le domande ai partecipanti della mia ricerca.

Bevevo un Purple Bud mentre un partecipante (e tanto caro amico) mi raccontava di come il sapore dei tè puerh gli portasse alla mente ricordi d’infanzia. Ero alla quarta infusione del mio tè quando ho iniziato improvvisamente a piangere. Senza che ci facessi caso, l’emotività della conversazione assieme alle note dolci e agrumate del mio tè mi avevano ricordato del tè bevuto da bambina a casa di quella nonna che mi manca tanto tanto.

Mesi dopo ho chiesto a @andrea_rotelli di disegnare per me quel tè, richiesta che è stata accolta con entusiasmo e grande competenza. Ed ecco come è nato questo disegno, che è ora il simbolo del blog ma, soprattutto, che da quasi un anno porto sempre con me. Questo non è disegno di un tè, ma è un disegno di connessioni.

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