Sono le 17:57 di un sabato pomeriggio. Il cielo comincia a scurirsi e la luna comincia a fare capolino sui campi di tè che si estendono sulle colline davanti a me. Mi sono ripromessa di scrivere per condividere la mia esperienza qui a Obubu, ma nell’ultimo mese gli eventi si sono susseguiti così rapidamente che faccio fatica anche solo a ricordare e riordinare i pensieri. Da quando sono qui il tempo scorre velocemente, eppure mi sembra di essere stata qui da sempre.

Nel dialetto della prefettura di Kyoto, “obubu” significa tè. Obubu Tea Farm è una piccola azienda che produce tè a Wazuka, nella prefettura di Kyoto. Se a Wazuka i campi di tè e il mestiere di agricoltore si tramandano di generazione in generazione, quella di Obubu è una storia peculiare: il suo fondatore, Akky-san, durante l’università aveva cominciato a lavorare part-time in un’azienda agricola di tè e si è tanto innamorato del tè che ha deciso di dedicargli la sua vita (Obubu’s Family).

Sono arrivata ad Obubu nel pomeriggio del 7 Marzo per prendere parte alle attività di Obubu come Intern, tirocinante. Dal 2012 Obubu ha un programma di tirocinio, Obubu’s Internship programme, che offre ai tirocinanti la possibilità di immergersi nella cultura e agricoltura del tè giapponese e di vedere da vicino come funziona una piccola azienda del tè.

Da marzo, gli altri tirocinanti ed io, ci siamo cimentati nella cimatura dei cespugli di tè della piantagione chiamata Aomori, Foresta Blu.

Qui in Giappone, i cespugli di Camelia sinensis sinensis sono disposti in filari e la lieve curva della macchina per la potatura permette di ottenere una forma uniforme.

Come avevo già imparato da Nicoletta Tul in una sua Masterclass sui tè Giapponesi, il fatto che nella produzione del tè giapponese si impieghi l’uso di macchinari, non deve far pensare a una scarsa qualità del prodotto finale (come nel caso dei tè CTC): la macchina (usata per la cimatura o per la raccolta) è sempre supportata e supervisionata dall’uomo.

Nello specifico, per la cimatura servono due persone che mantengono l’attrezzo dai due lati del cespuglio e ne dirigono la direzione e la profondità.

La forma del cespuglio non è scelta per ragioni estetiche. Per esempio, la forma rotondeggiante dei cespugli qui ad Obubu è scelta per permettere una maggiore ventilazione all’interno del cespuglio, come spiegatomi di recente da George, un membro dello staff di Obubu. Mantenere un ambiente aerato all’interno del cespuglio permette, ad esempio, a prevenire gli attacchi degli insetti, cosa utile nel caso di una coltivazione naturale, che si impegna ad evitare l’uso di pesticidi.

Oltre all’agricoltura, ci siamo occupati della pulizia e ristrutturazione di una Roastery facility per la produzione di Houjicha (tè tostato giapponese), e della casa ad essa attaccata, che dalla prossima estate comincerà ad ospitare nuovi tirocinati. Wazuka è una città che è da più di 800 anni totalmente incentrata sulla produzione del tè, tanto che case, campi e industrie (per la lavorazione del tè) sono praticamente attaccati gli uni agli altri.

Ogni giorno, inoltre, arrivano da tutto il mondo turisti interessati a gustare i tè di Wazuka tra i filari di tè ed a conoscere di più del mondo del tè giapponese, ed, assieme allo staff, li accogliamo e condividiamo con loro il nostro amore per il tè.

Alla fine di ogni giornata lavorativa, noi tirocinanti torniamo a casa, ceniamo assieme e restiamo a chiacchierare al caldo del kotatsu finché il sonno prende il sopravvento. Sono, questi, giorni molto pieni, ricchi e preziosi, ed è difficile tradurli in parole. Pertanto, se volete saperne di più, che sia della mia esperienza da tirocinante, o dei tè giapponesi, o della coltura e cultura del tè in Giappone, o ancora di come beviamo il tè qui tra i contadini, e dei servizi da tè e ceramiche tipiche del Giappone, lascerò un box per le domande tra le storie in evidenza su Instagram, oltre allo spazio per i commenti qui sotto. Userò queste domande come guida per tenervi aggiornati sulla mia esperienza qui ad Obubu.

Buon tè a tutti!

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