In origine, tutto il tè nel mondo veniva prodotto in maniera ortodossa e bevuto in foglie. Oggi, invece, la maggior parte del tè sul mercato è confezionato in bustine e prodotto in maniera industriale. Le radici di questo radicale cambiamento risalgono al XIX secolo, e possono essere ricondotte a tre svolte fondamentali.
Tre svolte nella storia del tè in Occidente
1. Lipton rende il tè economico e dal carattere forte
Figlio di un immigrato irlandese e cresciuto nelle periferie di Glasgow, Thomas Lipton è stato un influente personaggio nella storia dell’industrializzazione del tè. Lasciò Glasgow diretto in America all’età di 10 anni, per poi farvi ritorno undici anni dopo e fondare il suo primo negozio di alimentari. Divenuto milionario, attorno al 1890, si imbarcò per lo Sri Lanka (allora Ceylon), e si impossessò di terreni adibiti alla produzione di tè[1].
Già proprietario di un negozio di alimentari, Lipton iniziò a vendere il tè di sua produzione direttamente ai consumatori, eliminando qualsiasi “middlemen”. Il suo slogan, impresso sulle confezioni di tè, era infatti “Direct from the Tea Garden to the Teapot” (direttamente dal giardino di tè alla teiera). Aver abolito la figura del “middlemen” permise di rendere il tè più economico. È qui, infatti, la prima svolta apportata da Lipton: se prima il tè era costoso e generalmente consumato dalle classe nobili e altoborghesi, egli presenta ai clienti Europei e Americani un tè più accessibile[2].
Lipton non ha inventato il tè industriale CTC, ma la sua azione tesa a rendere il tè più economico ed accessibile è stata radicale nello spianare la strada all’industrializzazione del tè. Inoltre, la sua campagna ha incrementato la domanda per tè neri dal gusto forte in Europa e America, a svantaggio dei più delicati tè neri cinesi. Citando van Driem in The Tale of Tea,

“Lipton ha aiutato a effettuare questo cambio plateale nelle preferenze dei consumatori, che permane come un’eredità globale”[3].
2. La bustina, accidentalmente
Pare che la bustina da tè fu un’invenzione accidentale. All’inizio del XX secolo, l’imprenditore newyorkese Thomas Sullivan, per inviare campioncini di tè ai suoi clienti, sostituì i barattoli di latta con dei più economici sacchetti di seta. Con sua sorpresa, alcuni dei suoi clienti credettero che i sacchetti dovessero essere messi direttamente in infusione nella teiera[4].
Il brevetto per le bustine fu depositato nel 1901 da Roberta C. Lawson e Mary McLaren. Già nel 1903 vari tipi di bustine circolavano negli Stati Uniti, ma solo negli anni 50 le bustine si diffusero anche in Inghilterra, grazie alla compagnia Tetley&Co., che iniziò a produrle in massa. Si registra che nel 2000 più del 90% del tè bevuto nel Regno Unito era in bustina[5].
3. L’invenzione della macchina
Inizialmente, tutto il tè era ortodosso. La produzione di tè in maniera ortodossa porta a tre tipi di prodotti: la foglia intera, foglie spezzate di dimensioni medie e particelle di tè molto piccole. Le bustine erano inizialmente pensate per contenere queste ultime. Tuttavia, la produzione di tè ortodossi non poteva stare al passo con la crescente richiesta da parte del mercato di particelle piccole per le bustine. Intorno al 1930, William McKercher inventò la prima macchina CTC (Cut, Tea, Crush), il cui uso fu inizialmente implementato dagli inglesi in India e Sri Lanka, poi in Africa. La macchina CTC produce dust e fannings (polveri e piccole particelle), in genere di bassa qualità, che finiscono nelle bustine. Già negli anni 80, la produzione di tè CTC in India superava il 75%[6].
“Il rituale secolare di preparare il tè è stato trasformato in una comodità facile e veloce”[7].
Il tè industriale, prodotto con metodo CTC e distribuito ed infuso in bustina, presentava e presenta dei vantaggi sul mercato, che lo hanno portato, ad oggi, a costituire la maggior parte del tè consumato in Occidente. Il tè in bustina è più comodo: la sua preparazione non necessita di un intero set di teiere e tazzine, ma basta una sola tazza. La bustina, infatti, è già porzionata per una persona (e spesso una sola infusione), e può essere direttamente utilizzata nella tazza.
Inoltre, il tè in bustina è consistente: ci si aspetta infatti che tutte le bustine abbiano lo stesso sapore, e che tale sapore resti invariato nel corso del tempo. Rispetto alle foglie intere, dust e fannings producono un’infusione veloce ma molto forte e dal colore intenso. Questo sapore forte era particolarmente apprezzato dagli Europei del secolo scorso, che ad esso erano stati abituati grazie all’impegno di Lipton.
Il tè è solo uno dei tanti prodotti la cui lavorazione diventò di massa all’inizio dello scorso secolo. Cambiamenti tecnologici e sociali ed un nuovo discorso scientifico favorirono questa transizione. La seconda parte dell’articolo è disponibile qui.
[1] Van Driem, G. (2019). The Tale of Tea: a Comprehensive History of tea from the prehistoric times to the present days. Brill: Boston
[2] Ibid.
[3] Ibid.: pp. 687, tradotto.
[4] Saberi, H. (2010) Tea: A Global History. Reaktion Books Ltd: London
[5] Van Driem, ibid
[6] Saberi, ibid.
[7] Ibid.: pp. 120





Lascia un commento