Nell’immagine collettiva europea, il tè è inequivocabilmente associato all’Inghilterra. Tuttavia, pur consumato da millenni in Asia, il tè, “the most British of all beverages”, è arrivato a Londra solo nel 1657.
In questa serie di articoli scopriremo come la storia inglese del tè si intreccia con il colonialismo: da un lato il monopolio inglese del suo commercio e consumo è stato possibile grazie alle conquiste e ai rapporti coloniali dell’Inghilterra in Asia. Dall’altro lato, così come lo zucchero, il tè è diventato uno stimolante a basso costo che “uccideva” la fame dei proletari, come suggerito da Mintz (1979), fornendo energia a basso costo – e senza valore nutrizionale – alle masse proletarie.
Partendo dalle guerre dell’oppio, attraverseremo la storia dei rapporti tra Gran Bretagna, Cina e India, che per secoli si sono basati sulla produzione e commercio di tè. In questo percorso sfateremo alcuni miti del celebre “tè all’inglese”.
Le Guerre dell’Oppio
1. Il Contesto
A produrre il tè destinato all’Europa era solo la Cina. I primi a importare il tè furono Olandesi e Portoghesi. La Compagnia Britannica delle Indie Orientali inglese comincia a importare il tè dalla Cina nel 1689, e ne ottiene il monopolio solo 32 anni dopo, nel 1721.
La Cina è un vasto impero fiorente ed autosufficiente. Persino in occidente l’impero cinese è ammirato per il suo governo, la sua arte e la sua cultura. Dalla Cina, gli europei importano seta, porcellane e tè. In cambio, la Cina richiede pagamenti esclusivamente in argento.
Siamo nel 1757 quando l’Inghilterra vince contro la Francia nella battaglia di Plassey, e si impossessa del Bengala, dove produce oppio. Questa guerra è cruciale per la Compagnia Britannica delle Indie Orientali, poiché essa ottiene il monopolio della metà del subcontinente indiano e di tutto l’oppio in esso coltivato. Quest’oppio viene introdotto illegalmente in Cina dalla Compagnia delle Indie Orientali, e scambiato con l’argento, con il quale acquistare il tè. Grazie a questo traffico, la Compagnia delle Indie Orientali si arricchisce sempre di più.
All’inizio del XIX secolo gli incassi del contrabbando dell’oppio coprivano già quasi completamente i costi della tratta del tè. La Compagnia delle Indie Orientali vantava di una grande e potente flotta, mentre la Cina non possedeva alcuna forza navale che potesse contrastare i contrabbandieri, evitando il loro approdo sul suolo cinese.
Le conseguenze di questo traffico furono devastanti per la Cina. Da un lato le scorte di argento diminuivano progressivamente, dall’altro si venne a creare una vera emergenza sanitaria, poiché la tossicodipendenza da oppio diventava sempre più dilagante.
2. La Prima Guerra dell’Oppio
Nel 1839 l’imperatore cinese cerca di porre fine alla situazione. Viene nominato un commissionaro d’emergenza, Lin Zexu, per seguire il commercio della droga. Il suo piano era quello di acquistare tutto l’oppio presente sul suolo cinese per bruciarlo. Lin Zexu riuscì ad arrestare 1700 trafficanti e a confiscare 60000 pipe e 2.6 milioni di chili di oppio. Inoltre, fu ordinato un blocco navale per evitare che le imbarcazioni straniere attraccassero.
Nonostante il blocco navale, i britannici minacciavano ed attaccavano le coste cinesi, fino allo scoppio di una guerra aperta, che durò dal 1839 al 1842. Priva di una forza militare navale, la Cina era in svantaggio rispetto alla Compagnia delle Indie Orientali, che poteva contare sull’ulteriore appoggio delle navi della Royal Navy.
Sconfitta, la Cina si trovò costretta ad cedere concessioni ai mercanti stranieri, non solo inglesi, ma anche francesi ed americani. L’impero cinese concesse inoltre agli inglesi 150 anni di colonizzazione e locazione di Hong Kong.
Tra il 1850 e il 1860, l’Impero Cinese diventava sempre più debole: da un lato la prima guerra dell’oppio aveva minato il suo potere negli equilibri internazionali, dall’altro era destabilizzata da una crisi interna che culminò nella rivolta contadina dei Taiping.
3. La Seconda Guerra dell’Oppio
Nel 1856 scoppia la seconda guerra dell’oppio che finirà nel 1860. L’amministrazione cinese aveva ordinato la perquisizione di una nave inglese alla ricerca dell’oppio ed incatenato l’equipaggio. Questo evento fece scatenare il conflitto, al quale si unirono i francesi, al fianco degli inglesi, con la scusa di volersi vendicare dell’omicidio di un missionario francese.
La Cina, nuovamente sconfitta, dovette accettare il Trattato di Tienstsin, che la costringeva a legalizzare l’oppio, aprire più porti ai mercanti europei e concedere la libera circolazione di di mercanti e missionari europei, e la Convenzione di Pechino, che concedeva esenzioni doganali alle potenze europee e la libera navigazione dei fiumi cinesi.
Nel XX secolo, l’impero cinese non è più idealizzato in Occidente, ma la regione viene stereotipata come povera ed arretrata.
“Questa storia non è parte della storia Britannica convenzionale, poiché non si addice all’immagine dell’Impero [britannico, n.d.t,] come di una forza di illuminismo e benevolenza”
(Keen, 2020: 60).
4. Il tè
Già negli anni ’30 del 1800, mentre i rapporti con la Cina si incrinano, l’Inghilterra sviluppa piantagioni di tè nei suoi territori in Assam. Questo cambiamento non è stato solo dettato dall’incrinamento dei rapporti con la Cina o dalla convenienza economica, ma è avvallato dalla diffusione di discorsi razzializzati in patria.
Di questo parleremo nel prossimo articolo di questa serie, vi aspetto!
Suggerimenti di lettura: eighty degrees, Issue 03 (pp. 54-61) – IG: @readeighty
Bibliografia
Keen, P. (2020) “The Opium Wars”. In: Bohacik, M. (2020) eighty degrees, Issue 03; pp. 54-61.
Masset, C. (2010) Tea and Tea Drinking. Oxford, New York: Shire Publications Ltd.
Saberi, H. (2010) Tea: A Global History. London: Reaktion Books Ltd.






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